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Ururi info

PRESENTAZIONE URURI
PROFILO STORICO
Ururi, paese di origine arberesh, sorge su un colle alla destra del torrente Cigno, è l’ultimo paese del Molise meridionale e confina con la Puglia, con la quale ha in comune molti usi e costumi.
Il primo documento relativo alla storia di Ururi è costituito dall’Atto di donazione, nel dicembre 1075, disposto da Roberto, primo conte di Loritello (l’attuale Rotello), del monastero di “Sancta Maria in Auròle”, a favore della chiesa di Larino; si trattava di un feudo rustico, in cui si trovava la piccola chiesa di Santa Maria, intorno alla quale, appunto, ebbe origine l’abitato di Ururi.
Questo primo nucleo abitativo, vide la distruzione completa nel 1456 a causa di un terremoto devastante. La rinascita si ha nel 1465, quando il Vescovo di Larino diede ospitalità ad una colonia albanese proprio nel casale abbandonato di Ururi; i seguaci del valoroso condottiero Skanderberg.
La seconda immigrazione si ha nel 1468, a seguito della morte di Giorgio Castriota “Skanderbeg” nella resistenza all’ invasione dei Turchi ad Alessio; per sfuggire al giogo ottomano, le ricche famiglie dei Musacchio, Tanassi, Occhionero, Grimani e Peta, si aggiunsero ai gruppi già stanziati nel Molise.
Le traversie di questo popolo continuano a causa di scontri con le popolazioni vicine, tanto da arrivare ad una completa distruzione del nucleo abitativo, che rivedrà una ricostruzione solo a partire dal 1561, quando il vescovo di Larino concede il Casale di Ururi al Capitano albanese Teodoro Crescia. I nuovi coloni costruirono l’abitato secondo i loro usi, e costruirono anche una chiesetta fuori dal centro abitato, dedicata a Santa Venere, dove veniva praticato il rito Bizantino, soppresso nel 1696; in ricordo del vecchio rito albanese è rimasto il termine “imporre la corona” per indicare la cerimonia delle nozze.
Il legame più forte con le origini è rappresentato dalla lingua ARBERESH, tramandata fino ai giorni nostri, soprattutto in forma orale.
Nel 1798-99 gli abitanti di Ururi e, in genere, tutti gli albanesi del Molise, entrarono da protagonisti nelle vicende del Regno di Napoli, svolgendo un’ azione antirepubblicana e inserendosi nel Movimento Sanfedista. Ururi venne incorporata nel distretto di Larino nell’anno 1807 e non fece più parte della Capitanata, bensì del Molise. Iniziarono in questi anni le vicende che ebbero un triste epilogo nel 1818, con la strage dei Vardarelli.

LA STRAGE DEI VARDARELLI- 1818
Le prime notizie documentate circa le attività della “banda dei Vardarelli” ci rimandano al 1806. Era tornato dalla Sicilia, dove era fuggito da disertore, Gaetano Meomartino, e si era messo a capo di una banda di uomini armati che saccheggiava le campagne; sapeva che il dar noia all’occupazione francese lo avrebbe fatto tornare nelle grazie del governo borbonico, e infatti per i suoi “meriti”, a seguito della restaurazione borbonica, fu reintegrato nell’ esercito e nominato Sergente nel Corpo delle Guardie. Ritornato a Napoli abbandonò il suo ruolo nell’esercito dedicandosi alla riorganizzazione della banda. Riprese le sue scorrerie, aiutato stavolta da un maggior numero di uomini e dai suoi due fratelli, Giovanni e Geremia.
La banda fu detta dei “Vardarelli” perché il padre dei tre, Pietro, era “vardaro”, ossia costruttore di basti e selle speciali per asini; ben presto essa esercitò un forte ascendente sulle masse rurali, che la invocavano contro gli abusi e le prepotenze dei ricchi.
La nobiltà, stanca delle prepotenze dei briganti, costrinse Ferdinando I di Napoli, nel novembre 1817, a firmare un ordine reale e segreto per eliminare i Vardarelli, che fu eseguito tramite un tradimento ben organizzato ad Ururi.
Ururi da oltre vent’anni era travagliata dalla discordia di due influenti famiglie: gli Occhionero e i Grimani. Nicola Grimani aveva ospitato, nel 1799, il comandante delle truppe francesi di passaggio, il quale, avendo visto al balcone della casa di fronte una bella signora, espresse il desiderio di ossequiarla. Seppe che era una signora Occhionero, e l’ufficiale si recò a farle visita. Il marito ringraziò il cortese comandante, ma rifiutò categoricamente che egli potesse rendere omaggio personalmente alla signora; da qui la lite e uno schiaffo all’Occhionero da parte del francese. Nacque così tra le due famiglie un livore durato circa mezzo secolo.
I Vardarelli erano “compari” con gli Occhionero e spesso passando per Ururi erano ospitati da questi.
I Grimani accordatisi con il tenente Nicola Campofreda, vero esecutore dell’ ordine reale di Ferdinando (su ordine del generale borbonico Amato), vollero vendicarsi: il 9 aprile 1818 Gaetano, Geremia e Giovanni mentre passavano in rivista la Squadriglia nel Largo della Porta in Ururi, furono raggiunti da una scarica di fucileria. Nel silenzio, sulla piazza terrosa erano rimasti sette cadaveri: i Meomartino ed altri quattro della loro squadra.
In tal modo si attuò ciò che lo storico Enzo Ciconte definisce “ vergogna e tradimento borbonico”.

FEDE E TRADIZIONE
Ururi vanta il possesso di una insigne reliquia, che contiene un pezzettino del Legno della Croce di Gesù, Patrono di Ururi. Tali resti vennero rinvenuti a Gerusalemme e portati in Italia da S. Elena.
Per tradizione orale da padre in figlio, sappiamo che la nostra Reliquia è stata donata da un monaco alla famiglia Giammiro, e veniva esposta ripetutamente durante l’anno per propiziarsi il favore divino per la prosperità dei raccolti. In occasione di una grande calamità, verso la seconda metà del 1700, i Giammiro donarono la Sacra Reliquia alla Chiesa, dove fu eretto un altare in suo onore.
La donazione della reliquia contribuì a ripristinare la preesistente processione del Santo Legno della Croce il 3 Maggio. La Croce divenne il Patrono di Ururi, legandosi negli anni successivi alla tradizionale Corsa dei Carri.
Da ormai circa 150, infatti, si svolge la tradizionale corsa dei carri trainati da buoi in onore del Santissimo Legno della Croce. Ogni anno il 3 maggio si sfidano i bianco-celesti dei Giovani, i giallo-rossi dei Giovanotti ed i giallo-verdi dei Fedayn.
Vengono aggiogati ad un carro due buoi di razza podolica, opportunamente selezionati, allevati e atleticamente preparati; sul carro prendono posto tre carristi addetti allo stimolo e alla guida dei buoi, il carro viene affiancato da 10 cavalli.
La partenza avviene in C.da Bosco Pontoni in corrispondenza dello storico albero di Pino, e dopo un percorso tratturale di circa 600 metri, ci si immette sulla strada provinciale che conduce nel centro abitato ove si trova il traguardo innanzi alla Chiesa Madre. Sul posto di partenza i carri si piazzano in base all’ordine di arrivo dell’anno precedente e si pongono in direzione opposta alla direzione di corsa per poter effettuare la caratteristica girata. Il carro che precede giunto nel centro abitato è obbligato ad immettersi attraverso due curve a 90° su via del Piano prima e via Tanassi poi, per incrociarsi dopo circa 200 mt con via Trinità dal quale proviene il secondo carro, e qui molte volete avviene l’incontro tra i primi due carri in un clima di suspance e tensione.
Indescrivibile è la tensione, il tifo, l’euforia che caratterizza la giornata.
Al vincitore viene consegnato il tradizionale palio tricolore.
Il giorno successivo i carri addobbati a festa prendono parte alla processione del Santo Legno della Croce.
Pur non essendoci un documentato legame storico tra la corsa dei carri del 3 maggio e il SS.Legno della Croce, è palpabile l’importanza che riveste per i partecipanti alla gara, e per la popolazione tutta, la benedizione divina sui carristi (che avviene il 1° maggio), quella sui carri vestiti a festa (che avviene nel pomeriggio del 2 maggio), e quella sui carri pronti per la corsa (il 3 maggio). In quei momenti di aggregazione ed estremo silenzio davanti alla reliquia innalzata al cielo dal parroco, si può quasi sentire l’eco delle preghiere che ognuno affida al santo protettore. Negli ultimi anni la messa in onore dei carristi del 1° maggio è stata caratterizzata da una novità emozionante, la Benedizione dei caschi che verranno indossati dai partecipanti durante la gara, portati all’altare dai giovani che saranno i carristi del futuro, coloro che avranno l’onore e l’onere di trasmettere ai propri figli la tradizione e il rispetto per il patrono di Ururi.

ATTIVITA’
L’economia di Ururi è basata principalmente sull’agricoltura, praticata con tecniche e mezzi all’avanguardia; tra le principali colture troviamo: grano, girasole, vite, ulivo, con derivati di alta qualità.
Negli ultimi anni sono sorte molte attività che trasformano i prodotti agricoli in specialità alimentari: Maresa, Orto d’Autore, Chimisso, Cantine Intrevado, Cantine Salvatore.
E’ molto ricco anche il tessuto delle piccole imprese artigiane che lavorano legno, ferro, alluminio e marmo.
Tra i piatti tipici locali, sono da annoverare: il ragù con carne di agnello, la pasta fatta in casa, dolci pasquali e natalizi (poprati, caranjue), la pampanella e i famosi torcinelli (involtini con interiora di agnello).

Si  ringrazia  Nadia Primiani per la ricerca storica 

Ururi scheda
Ururi (Rùri in arbëreshë) è un piccolo comune di 2.496 abitanti della provincia di Campobasso, in Molise, situato su una piccola collina a 310 m s.l.m con 31,4 km² e dista cira 60,4 km dal capoluogo di regione Campobasso .
Gli abitanti sono di cultura, lingua ed etnia arbëreshë, ovverosia greco-albanesi, insieme a Campomarino, Portocannone e Montecilfone, tutte in provincia di Campobasso. Il rito bizantino-greco, tipico simbolo di fede cristiana ed identificazione degli arbëreshë, fu soppressa dopo secoli di resistenza e vani tentativi per preservarla.



REGIONE: Molise
PROVINCIA: Campobasso
PREFISSO: 0874 CAP: 86049
SUPERFICIE: 31kmq
POPOLAZIONE: 2839
POPOLAZIONE STRANIERA: 106
ABITANTI: ururesi
GIORNO DI FESTA: 03 maggio        link1     link2       link3
PATRONO: SS. Legno della Croce

Informazioni utili:

Comune:  Piazza Municipio, 50, Tel: 0874-830130 – Fax:0874-830946

Carabinieri Indirizzo: Viale Skanderbeg, 10, Ururi Campobasso Telefono:0874 830109 Emergenze

Scuole:  Ic. Ururi “Gravino”, Via Provinciale

Parrocchie: S. Maria Delle Grazie

Associazioni culturali :
Le nostre Radici


Associazioni sportive:

A.S.D. AURORA VOLLEY URURI
        

URURI CALCIO A CINQUE

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